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Il fascino inarrestabile del disordine

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A volte la distanza fra Qui e Lì è esigua. Più spesso è un abisso. Here and T-here. Seppur diversi, anche opposti, uno contiene l'altro. Così lontani eppure così affini. Perché è sufficiente un minuscolo dettaglio a far saltare tutto in aria, e Qui non è più Qui ma è Lì. Dave vive Qui e Qui è un'isola: ordinata, normalizzata, standardizzata. Le strade di Qui sono geometriche e pulite, gli alberi potati nel modo giusto, le case affiancate regolarmente una all'altra. Gli abitanti di Qui camminano ordinatamente lungo viali squadrati, s'alzano tutti alla stessa ora e ligi al proprio ruolo, ogni mattina, si avviano al lavoro. Tutto va come deve andare, tutto segue rigidamente uno schema preciso. Niente fuori posto, nessun dettaglio a disturbare la monotona tranquillità di Qui. I rapporti umani seguono convenzioni preconfezionate, e la sera, nelle proprie case, la solitudine di ciascuno garantisce il perpetuarsi di una compattezza granitica. Qui è sicurezza, tranquilli...

Portico d'Ottavia

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Nel 2013 Laterza  pubblicava  Portico d'Ottavia 13 , di Anna Foa, nel quale la storica ricostruiva attraverso documenti, fotografie e testimonianze dirette dei pochi sopravvissuti, la razzia nazista compiuta nel quartiere la mattina del 16 ottobre 1943. In quella casa rinascimentale dalle radici medievali dove la stessa Foa vi aveva vissuto per oltre dieci anni erano state deportate 35 persone, la maggior parte donne, bambini e anziani. Quest'anno, sempre per Laterza, nella collana Celacanto, esce l'adattamento del libro per ragazzi. Si tratta di Portico d'Ottavia , il testo è stato alleggerito per un pubblico di più giovani e accompagnato dalle splendide illustrazioni di Matteo Berton . “Io faccio la storica, mi piace avere attorno mura spesse, scale consumate, resti antichi, anche per questo ero così contenta di aver trovato un appartamento nella Casa. Ma c'era qualcosa nell'aria o forse era in me. Quel giorno le finestre sbattevano per il ven...

Una libreria tutta per sé

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La seconda tappa del mio viaggio alla scoperta delle librerie indipendenti mi porta a Padova dove incontro Ilaria e Laura, due giovani libraie che da pochi mesi hanno dato vita a Lìbrati, la libreria delle donne di Padova. Scopro la libreria girovagando su internet quasi per caso; mi stupisco dell’esistenza di questo tipo di luogo nel nord est e decido che l’occasione è troppo ghiotta per perderla. Continua a leggere qui . http://www.libreriadelledonnepadova.it

Il nipotino annoiato di Fred Vargas

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A me Fred Vargas piace un sacco. Ma piace in quel modo genuino e bambinesco, piace senza che me lo sappia spiegare razionalmente. A me Fred Vargas piace come piace qualcosa di sciocco e imbarazzante, mi piace come mi piace annusare i libri prima di sfogliarli, come mi piace giocherellare con le orecchie del mio cane, come mi piace mangiare il gelato a letto e guardare un episodio di Miss Marple, come mi piace leccare il cucchiaino di marmellata e poi rimetterlo nel vasetto. Mi piace di quel piacere tutto mio, quello che mi concedo senza pensare, che mi regala dieci minuti tutti all'infuori del mondo. Lei scrive come se scrivesse al nipotino annoiato, così, buttando giù un paio di ideuzze in un pomeriggio di caldo afoso. E in effetti i suoi romanzi nascono quasi così, durante i ventun giorni di ferie che si regala ogni anno. Poi, nelle vacanze di Pasqua e di Natale rivede la prima bozza e conclude il testo definitivo. Ho letto tutto quello che Einaudi ha fatto usc...

La morte del padre, la morte del romanzo qualunque.

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“ Quando si sa troppo poco, è come se questo poco non esistesse, ma anche quando si sa troppo, è come se questo troppo non ci fosse. Scrivere significa portare alla luce l’esistente facendolo emergere dalle ombre di ciò che sappiamo. La scrittura è questo. Non quello che vi succede, non gli avvenimenti che vi si svolgono, ma lì, in se stessa. Lì, risiede il luogo e l’obiettivo dello scrivere. “ “ La morte del padre” (prima parte di un'opera monumentale che conta sei volumi) non è altro che un libro terribilmente noioso. La Noia è la protagonista principale di questo romanzo autobiografico. Che poi proprio romanzo non è, ma sorvoliamo; e non proviamo nemmeno a chiederci se esso sia letteratura o meno. Perchè lo è, e questo vi basti. Questo libro è talmente piatto, noioso e apparentemente insignificante che diventa, dopo le prime pagine morbosamente irresistibile. All'inizio ti chiedi: Karl Ove, dove mi vuoi condurre? Cosa mi vuoi dire? Nulla è la risposta più sensa...

Arnaldur Indridason e il giallo come racconto sociale

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Ho scoperto i romanzi di Arnaldur Indridason alcuni anni fa, quando iniziai, trasportata anch'io dalla corrente del mercato editoriale, a frequentare il giallo nordico. Di questo mi disamorai quasi subito, convinta che, nel calderone del nuovo filone poliziesco, avessero inserito indiscriminatamente qualunque scrittore scandinavo, con il solo merito di essere nato al di sopra della Germania. Credetti che sarebbe passata presto la furia svedese ma, come spesso accade, mi sbagliai.  Il giallo nordico gode tutt'oggi di ottima salute, complici anche le ottime vendite della narrativa poliziesca in generale e io continuo a non capire tutta questa passione. Di quella mia debolezza commerciale mi rimasero però due autori: Henning Mankell e Arnaldur Indridason. Il secondo, scrittore prolifico, pubblicato in Italia da Guanda, è romanziere islandese, laureato in storia, vive a Reykjavik dove ha lavorato come giornalista indipendente e critico cinematografico. L'ultimo...

Jon Kalman Stefansson e i gatti

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Oggi su Tutto Libri (inserto del sabato de La Stampa) Jon Kalman Stefansson racconta del mestiere di scrivere, della nascita di un romanzo e...di gatti. " Scrivo per il mio gatto, rispose una volta il poeta svedese Werner Aspenstrom quando gli chiesero per chi scrivesse. Per il mio gatto. E' uno scherzo, ovviamente, un travisamento; a meno che invece non sia proprio la risposta più onesta a una domanda a cui è impossibile rispondere. Per chi scriviamo? Scrivo per non soffocare, disse un poeta islandese. In altre parole, perchè non posso fare altro, non riesco a farne a meno. Perchè respiro, perchè scrivo: per uno scrittore deve essere la stessa identica cosa. Ed è per questo che risulta impossibile rispondere. O se non altro, dare una risposta seria. Per questo Aspenstrom disse che scriveva per il suo gatto. Che, a pensarci meglio, è la risposta perfetta. Perchè gli autori non sono forse tutti dei gatti? Si fanno - devono farsi - i fatti loro, sono fedeli solo a loro stessi ...