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Ballata per la figlia del macellaio

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Peter Manseau è nientemeno che il figlio di un prete e di una monaca che abbandonano i voti e decidono di sposarsi nel 1960. La sua infanzia viene raccontata in Vows: The Story Of A Priest, A Nun, And Their Son.  Cresciuto in uno stravagante quanto liberale e devoto contesto religioso, Manseau, con Ballata per la figlia del macellaio vince nel 2008 il National Jewish Book Award. Ed è il primo non ebreo ad ottenere il prestigioso premio. Perché la Ballata è di sicuro un libro sulla lingua, sull’identità, sulla traduzione; è un libro d’avventura, se si vuole, una storia che galoppa lungo un itinerario vasto e diversissimo. Saga moderna, un romanzo di formazione, la storia di un amore immaginato e rincorso. Ma è soprattutto una storia yiddish, sulla lingua yiddish .  Peter Manseau, Ballata per la figlia del macellaio , Fazi Editore, 2009 L’epopea è quella di Itsik Malpesh, poeta yiddish , il più grande d’America a suo dire, nato a Kishinev nei primi anni del Nove...

Un arabo buono

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Un arabo buono esce in Israele nel 1983. A leggerlo oggi, riproposto (finalmente) da La Giuntina, pare non sia passata una settimana. Segno che l’argomento, una terra contesa da due popoli, continua ad essere attuale con la stessa forza di vent’anni fa. Se questo libro non invecchia è perché l’autore è in grado di proporre una prosa sempre presente a se stessa, gonfia di significato, ancorata all’oggi grazie ad un’impalpabile ma lucida preveggenza   che annuncia il domani. È un libro da maneggiare con cura, da custodire come una pietra preziosa. Altamente esplosivo, come tutto il materiale che esce dalla penna di Kaniuk.  Continua a leggere qui https://www.giuntina.it/Israeliana_2/Un_arabo_buono_549.html

Intervista a Yoram Kaniuk

1948 di Yoram Kaniuk è un colpo sordo allo stomaco, una voce sussurrata all'orecchio che non ti lascia per tutta la lettura. Un libro che si spoglia e che ti denuda di tutta la logica che fino a quel momento avevi elaborato e indossato. Continua a martellarti quando, terminata la lettura, lo sfogli e lo risfogli, più volte al giorno e decidi che un libro così ha bisogno di uno scaffale tutto suo. A breve la recensione, per il momento l'intervista all'autore. "E così ci spedirono con entusiasmo a fondare uno Stato per le loro famiglie sterminate, a fondare uno Stato per i loro morti, e non sapevano mica che lo Stato sarebbe venuto fuori come una specie di manicomio nel deserto, tutto cosparso della farina di ossa degli ebrei che non ci erano arrivati Israele in effetti è uno stato di morti. E' stato fondato per i morti. E' memoria del fatto che forse avrebbero potuto fare a meno di morire se l'avessimo fondato cinquant'anni prima". http://www....

1948

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Yoram Kaniuk nasce a Tel Aviv nel 1930. Il padre galiziano e la madre, nata ad Odessa, emigrarono in Palestina nei primi anni del Novecento. Kaniuk è dunque un ebreo nato in Palestina, un sabra , parola che si aggancia a tzabar, fico d’india. Un frutto che nasce da terreni aridi e ruvidi, spinoso all’esterno ma che nasconde un dolce succo all’interno. A 17 anni e mezzo, arruolatosi nel Palmach [1] , si ritrova a dover combattere una guerra, spiantata e feroce, per fondare uno stato. Kaniuk ha impiegato circa sessant’anni prima di scrivere questo libro. Dopo aver rischiato di perdere la vita a seguito di una malattia, decide che quelle memorie, ora, si devono e possono raccontare. Un libro “non sulla guerra, ma dalla guerra. Dalla pancia della guerra”, che racconta l’esperienza traumatica di una generazione mandata al macello, senza armi adatte, attrezzature, equipaggiamenti specifici. Una generazione   nella quale i politici di allora vedevano i nuovi eroi. “La verità è c...