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Un arabo buono

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Un arabo buono esce in Israele nel 1983. A leggerlo oggi, riproposto (finalmente) da La Giuntina, pare non sia passata una settimana. Segno che l’argomento, una terra contesa da due popoli, continua ad essere attuale con la stessa forza di vent’anni fa. Se questo libro non invecchia è perché l’autore è in grado di proporre una prosa sempre presente a se stessa, gonfia di significato, ancorata all’oggi grazie ad un’impalpabile ma lucida preveggenza   che annuncia il domani. È un libro da maneggiare con cura, da custodire come una pietra preziosa. Altamente esplosivo, come tutto il materiale che esce dalla penna di Kaniuk.  Continua a leggere qui https://www.giuntina.it/Israeliana_2/Un_arabo_buono_549.html

1948

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Yoram Kaniuk nasce a Tel Aviv nel 1930. Il padre galiziano e la madre, nata ad Odessa, emigrarono in Palestina nei primi anni del Novecento. Kaniuk è dunque un ebreo nato in Palestina, un sabra , parola che si aggancia a tzabar, fico d’india. Un frutto che nasce da terreni aridi e ruvidi, spinoso all’esterno ma che nasconde un dolce succo all’interno. A 17 anni e mezzo, arruolatosi nel Palmach [1] , si ritrova a dover combattere una guerra, spiantata e feroce, per fondare uno stato. Kaniuk ha impiegato circa sessant’anni prima di scrivere questo libro. Dopo aver rischiato di perdere la vita a seguito di una malattia, decide che quelle memorie, ora, si devono e possono raccontare. Un libro “non sulla guerra, ma dalla guerra. Dalla pancia della guerra”, che racconta l’esperienza traumatica di una generazione mandata al macello, senza armi adatte, attrezzature, equipaggiamenti specifici. Una generazione   nella quale i politici di allora vedevano i nuovi eroi. “La verità è c...